Alunni con Bisogni Educativi Speciali

Chi sono gli alunni con Bisogni Educativi Speciali?

Svantaggio culturale,
linguistico e
socioeconomico
Disabilità
certificata
Disturbi evolutivi
specifici

”ll Bisogno Educativo Speciale è qualsiasi difficoltà evolutiva di funzionamento, permanente o transitoria, in ambito educativo e/o apprenditivo, dovuta all’interazione dei vari fattori di salute e che necessita di educazione speciale individualizzata”.

Alla luce delle parole utilizzate nella Direttiva Ministeriale e per comprendere meglio cosa s'intende quando di parla di bisogni educativi speciali, può essere molto utile scomporre l'espressione in due parti: a)bisogni educativi: ovvero tutti i bisogni e le esigenze di cui ogni alunno necessità, ad esempio bisogno di sviluppare competenze, bisogno di appartenenza, di identità, di valorizzazione, di accettazione; b) speciali: tale aggettivo si riferisce al fatto che in alcuni casi i bisogni educativi sopra menzionati sono complicati da qualche difficoltà (deficit motori, emotivi, cognitivi, sociali). In questo senso il Bisogno Educativo diventa «speciale». Per lavorarci adeguatamente avremo dunque bisogno di competenze e risorse «speciali», migliori, più efficaci (D.Ianes). L'espressione Bisogni Educativi Speciali fa riferimento infatti ad un'ampia categoria di difficoltà che vanno oltre le condizioni di disabilità, per abbracciare il campo dei disturbi specifici dell'apprendimento, lo svantaggio sociale e culturale e ancora le difficoltà linguistiche per gli alunni stranieri. Di conseguenza, come si comprende, queste situazioni di disagio possono essere globali e pervasive (si pensi all'autismo) oppure più specifiche (ad la dislessia), settoriali (disturbi del linguaggio, disturbi psicologici d'ansia, ad esempio); gravi o leggere, permanenti o transitorie.

Rientrano nella più ampia definizione di BES tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità certificata; quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale.

 

Svantaggio socio-culturale linguistico, socio-economico

 

Con la direttiva dello scorso 27 dicembre 2012 relativa ai Bisogni educativi speciali (BES) il MIUR ha accolto gli orientamenti da tempo presenti in alcuni Paesi dell’Unione europea che completano il quadro italiano dell’inclusione scolastica. La direttiva, ultimo atto di un lungo processo iniziato nel 1977 con la chiusura delle scuole speciali e culminato con il riconoscimento del diritto di tutti i ragazzi alla personalizzazione dell’apprendimento, OBBLIGA le istituzioni scolastiche a prendere in carico “in modo inclusivo e globale tutti gli alunni”. La circolare ricorda che le scuole devono adottare il Piano Didattico Personalizzato (PDP), le misure dispensative e quelle compensative NON SOLO per gli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) ma anche nel caso in cui “il Consiglio di Classe (o il team Docenti nella scuola primaria) ravvisi, sulla base di considerazioni psicopedagogiche e didattiche” svantaggio sociale e culturale, disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse.

Il Consiglio di classe, su considerazioni di carattere psicopedagogico o didattico, può avvalersi per tutti i Bes di STRUMENTI COMPENSATIVI e di MISURE DISPENSATIVE,

Il Consiglio di classe, su considerazioni di carattere psicopedagogico o didattico, può avvalersi per tutti i Bes di STRUMENTI COMPENSATIVI e di MISURE DISPENSATIVE,entrambi previsti dalla disposizione attuativa della L. 170/10.

Per gli alunni con Bes viene predisposto il Piano Didattico Personalizzato (P.D.P) in accordo con la famiglia.

Per la stesura del PDP, che ha carattere temporaneo, è necessaria l’approvazione del Collegio dei Docenti.

 

Disturbi Specifici di Apprendimento


La Legge 8 ottobre 2010, nº 170 riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, denominati "DSA".

I disturbi specifici dell’apprendimento scolastico
I D.S.A. sono quindi un gruppo eterogeneo di disturbi che si manifestano solamente  nell’acquisizione delle abilità scolastiche  quali la lettura, la scrittura e il calcolo. La loro caratteristica principale è quindi la specificità: il disturbo  riguarda uno specifico dominio di abilità in modo significativo ma circoscritto, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.

La  dislessia è la difficoltà a leggere in modo corretto e fluente.
La disgrafia è il disturbo correlato al linguaggio scritto, che riguarda le abilità esecutive della scrittura.
La disortografia è il disturbo della competenza ortografica, cioè la difficoltà nel trasformare il linguaggio parlato nel linguaggio scritto.
E’ definito discalculia il disturbo nell’apprendimento del calcolo e del sistema dei numeri. 

Protocollo di Intesa per le attività di identificazione precoce dei casi sospetti di DSA
  • Allegato A1: schema tipo di relazione sulle difficoltà di apprendimento e segnalazione ai servizi territoriali ( scuola infanzia)
  • Allegato A2: schema tipo di relazione sulle difficoltà di apprendimento e segnalazione ai servizi territoriali ( primo anno scuola primaria)
  • Allegato A3: Linee guida Regionali per le attività di identificazione precoce dei casi sospetti DSA
  • Allegato A4: osservazioni sistematiche di rilevazione precoce e attività di recupero (infanzia)
  • Allegato A5: osservazioni sistematiche di rilevazione precoce e attività di recupero (primaria)
  • Allegato A6: schema di rilevazione precoce delle  difficoltà di apprendimento- descrizione analitica- per le famiglie (scuola infanzia)
  • Allegato A7: schema di rilevazione precoce delle  difficoltà di apprendimento- descrizione analitica- per le famiglie (scuola primaria)

 

Disabilità certificata

LE BUONE PRASSI: SCUOLA MATERNA

1^ FASE: ACCOGLIENZA NEL RISPETTO DELLA CONTINUITA’

  1. Incontro conoscitivo famiglia-scuola
  2. Accoglienza dell’alunno con i genitori in visita all’Istituto prima dell’iscrizione
  3. Colloquio con i genitori ad iscrizione avvenuta
  4. Continuità con scuola di provenienza: incontro con il Nido
  5. Assegnazione docente di sostegno
  6. Informazione ai Consigli di intersezione prima dell’inizio dell’anno scolastico
  7. Contatti con Enti esterni ( Neuropsichiatria, Psicologo, Centri riabilitativi ecc.) almeno 2 volte nell’arco dell’anno scolastico
  8. Attribuzione di un adeguato spazio di tempo in ogni Consiglio di intersezione per la progettazione, l’analisi in corso d’anno scolastico e la verifica intermedia e finale del processo di integrazione dell’alunno.

2^ FASE: PERCORSO SCOLASTICO

  1. Integrazione nel gruppo classe
  2. partecipazione alle attività di accoglienza previste per la classe
  3. osservazione sistematica al fine di attivare Progetti-Percorsi di
  4. integrazione a breve o a lungo termine in collaborazione con altre Agenzie educative
  5. Compilazione del PDF, con la partecipazione dell’OSS nel caso sia presente, dell’Equipe sanitaria, che ha in carico l’alunno, e la famiglia, ogni anno
  6. Progettazione del PEI per ogni anno scolastico condiviso con il consiglio di intersezione, l’OSS in caso sia presente, l’Equipe sanitaria e la famiglia
  7. Coordinamento nelle varie fasi a cura dell’insegnante di sostegno e suo intervento specialistico
  8. Collaborazione Scuola-Famiglia, Scuola-Equipe sanitaria
  9. Su richiesta della famiglia è possibile riunire il Consiglio di intersezione con la partecipazione delle figure che intervengono a vario titolo nel processo riabilitativo.

LE BUONE PRASSI: SCUOLA PRIMARIA

1^FASE: ACCOGLIENZA NEL RISPETTO DELLA CONTINUITA’
(da attivare nell’ultimo anno della scuola dell’Infanzia)

  1. Incontro conoscitivo famiglia-scuola;
  2. Accoglienza dell’alunno in visita all’Istituto prima dell’iscrizione, progetto continuità con la scuola dell’infanzia;
  3. Colloquio con i genitori ad iscrizione avvenuta ( settembre );
  4. Continuità con scuola di provenienza: contatti con insegnanti curricolari e di sostegno, progetto Valigetta;
  5. Assegnazione docente di sostegno
  6. Informazione ai Team prima dell’inizio dell’anno scolastico;
  7. Contatti con Enti esterni (Neuropsichiatria, Psicologo, Centri riabilitativi ecc.) almeno 2 volte nell’arco dell’anno scolastico;
  8. Attribuzione di un adeguato spazio di tempo in ogni Team per la progettazione, l’analisi in corso d’anno scolastico e la verifica intermedia e finale del processo di integrazione dell’alunno.

 

2^FASE: PERCORSO SCOLASTICO

  1. Integrazione nel gruppo classe;
  2. partecipazione alle attività di accoglienza previste per la classe;
  3. osservazione sistematica al fine di attivare Progetti-Percorsi di integrazione a breve o a lungo termine in collaborazione con altre Agenzie educative;
  4. Compilazione del PDF, con la partecipazione dell’OSS nel caso sia presente, dell’Equipe sanitaria, che ha in carico l’alunno, e la famiglia nel I e V anno;
  5. Progettazione del PEI per ogni anno scolastico condiviso con il Team, l’OSS in caso sia presente, l’Equipe sanitaria e la famiglia;
  6. Programmazione annuale redatta da ogni singolo docente curricolare relativa alle aree linguistico-espressiva e logicomatemetica;
  7. Coordinamento nelle varie fasi a cura dell’insegnante di sostegno e suo intervento specialistico;
  8. Collaborazione Scuola-Famiglia, Scuola-Equipe sanitaria;
  9. Su richiesta della famiglia è possibile riunire il Team con la partecipazione delle figure che intervengono a vario titolo nel processo riabilitativo.

3^FASE: ATTIVITA’ DI ORIENTAMENTO

  1. Gli alunni partecipano alle attività di orientamento programmate per la classe;
  2. Vengono accolte le proposte delle famiglie e degli alunni;
  3. Si programmano incontri con i sanitari che seguono ogni singolo alunno;
  4. Si programmano visite all’istituto di riferimento.

LE BUONE PRASSI: SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

1^FASE: ACCOGLIENZA NEL RISPETTO DELLA CONTINUITA’
(da attivare nell’ultimo anno della scuola primaria)

  1. Incontro conoscitivo famiglia-scuola
  2. Accoglienza dell’alunno in visita all’Istituto prima dell’iscrizione
  3. Colloquio con i genitori ad iscrizione avvenuta
  4. Continuità con scuola di provenienza:
  5. contatti con insegnanti curricolari e di sostegno
  6. Assegnazione docente di sostegno
  7. Informazione ai Consigli di classe prima dell’inizio dell’anno scolastico
  8. Contatti con Enti esterni ( Neuropsichiatria, Psicologo, Centri riabilitativi ecc.)
  9. Attribuzione di un adeguato spazio di tempo in ogni Consiglio di classe per la progettazione, l’analisi in corso d’anno scolastico e la verifica intermedia e finale del processo di integrazione dell’alunno

2^FASE: PERCORSO SCOLASTICO

  1. Integrazione nel gruppo classe
  2. partecipazione alle attività di accoglienza previste per la classe
  3. osservazione sistematica al fine di attivare Progetti-Percorsi di integrazione a breve o a lungo termine
  4. Compilazione del PDF, con la partecipazione dell’OSS nel caso sia presente, dell’Equipe sanitaria, che ha in carico l’alunno, e la famiglia nel I e III anno
  5. Progettazione del PEI per ogni anno scolastico condiviso con il Consiglio di classe, l’OSS in caso sia presente, l’Equipe sanitaria e la famiglia.
  6. Programmazione annuale redatta da ogni singolo docente curricolare relativa alla singola materia
  7. Coordinamento nelle varie fasi a cura dell’insegnante di sostegno e suo intervento specialistico
  8. Collaborazione Scuola-Famiglia, Scuola-Equipe sanitaria
  9. Su richiesta della famiglia è possibile riunire il Consiglio di classe due volte all’anno con la partecipazione delle figure che intervengono a vario titolo nel processo riabilitativo.

3^FASE: ATTIVITA’ DI ORIENTAMENTO

  1. Gli alunni partecipano alle attività di orientamento programmate per la classe
  2. Vengono accolte le proposte delle famiglie e degli alunni
  3. Si programmano incontri con i sanitari che seguono ogni singolo alunno
  4. Si programmano visite agli istituti porte aperte.
  5. Il C.I. valuta le possibilità dei percorsi proposti dalla famiglia e formulano il consiglio orientativo
  6. Si programmano incontri con il Responsabile di zona del SIL.
  7. Si fanno incontri tra il Responsabile di zona, i genitori, l’alunno e l’insegnante di sostegno
  8. Si organizzano visite con l’insegnante di sostegno presso l’istituto scelto
  9. Si programmano eventuali stage.